Moonlight, notte di riscoperta

Moonlight, chiaro di luna, notte di quiete in cui il protagonista trova finalmente  la sua pace interiore,  il nodo di svolta che cambierà la sua  vita. Il film deriva  dalla  stesura  teatrale di Tarell Alvin McCraney il cui titolo era ‘’In Moonlight Black Boys Look Blue’’ (Al chiaro di luna i ragazzi neri sembrano blu), e il titolo del film quindi, ne risulta solo una abbreviazione.

Senza alcuna aspettativa, questo capolavoro, vince il premio come miglior  film dell’Academy Awards, e descrive la storia nei periodi dell’infanzia, adolescenza ed età adulta di Chiron, un afroamericano gay che dovrà lottare ogni giorno contro i pregiudizi della realtà in cui vive.

Divisa in tre atti, questa produzione, fa riflettere su temi attuali: bullismo, omosessualità e omofobia, droga e rapporti familiari.

La ricerca della propria identità, in questa storia, è resa palese in una delle prime scene in cui il protagonista chiede quale sia il significato della parola  “frocio’’. Le controparti gli assicurano che l’omosessualità non sarebbe stata un problema per il suo essere e per la società

Il regista vuole porre dei limiti a quelli che sono gli stereotipi che caratterizzano la società in cui viviamo. Il messaggio chiaro è che un afroamericano, che ‘’normalmente’’ viene identificato con l’ideologia di macho non deve essere per forza tale, così come un uomo non deve per forza comportarsi da donna per essere gay. Un ulteriore messaggio cardine è l’esigenza di superare la povertà quotidiana tramite attività che si dissociano dalla legalità, proprio come si verifica nel film con lo spaccio di stupefacenti.

La morale di questo film suggerisce di rigettare le etichette, di non omologarsi e di essere sempre ciò che si vuole essere. La visione è consigliata a coloro che ricercano la verità dei fatti senza sovrastrutture o schemi precostituiti. La ricerca costante di fonti veritiere, sia multimediali che storiche, è l’unica arma utilizzabile per crearsi uno spirito saggio che si allontani da opinione stereotipate e pregiudizi.

 

                                                                            Daniele Cantone e Monica Iorio