Un’estate italiana

Milano, 13 novembre 2017.

I 73 mila tifosi, la cornice del San Siro, l’inno di Mameli cantato a squarciagola, non sono serviti ad evitare l’esclusione della Nazionale dai prossimi mondiali.

Il pareggio con la Svezia è stato sufficiente a non farci chiudere le valigie e volare in Russia.

L’Italia, sessanta anni dopo la prima esclusione, non parteciperà ai Mondiali, il prossimo giugno.

Questo traguardo mancato segna la chiusura di un ciclo abbastanza buio per il calcio italiano.

Una sorte, però, toccata ad altre grandi Nazioni come la Germania nel 2006, quando davanti ai propri tifosi venne eliminata in semifinale proprio dagli Azzurri, nella diciottesima edizione della famosa competizione.

Chiudere col passato e dimenticare l’accaduto è la regola per affrontare il futuro.

Ci sono voluti sei mesi per capirlo e ripartire, per scegliere il nuovo CT azzurro, gettando, così, le basi di una nuova nazionale.

A Mancini l’arduo compito di mettere assieme i pezzi e trascinare l’Italia ai prossimi europei, quelli del 2020, visto che i Mondiali, quest’anno li vedremo comodamente dal divano, senza nessun carosello in caso di vittoria, niente case affollate da parenti e amici, e con tutte le bandiere tricolori lasciate accuratamente negli scantinati,compresa quella fortunata del’82, quando l’urlo di Tardelli squarciò il Bernabeu e il cielo Madrileno.

Per adesso, dunque, sono solo parole; per i fatti bisognerà avere pazienza e, soprattutto, fiducia.

Il prossimo 14 giugno inizieranno i Mondiali e, mentre tutto il mondo canterà, l’Italia resterà in silenzio.

Quel giorno, al calcio d’inizio, un brivido correrà lungo la schiena di tutti i tifosi che sentiranno un vuoto ma non sapranno identificarlo.

Forse esageriamo sempre, o almeno lo facciamo stavolta.

Forse diamo troppa importanza a questo sport.

Scriveva anni fa Winston Churchill: ‘Gli Italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio.’

Probabilmente aveva ragione ma noi siamo fatti così.

Sorridiamo quando ci dicono che è solamente uno sport, e non vita.

Sorridiamo perché quel pallone rotolante non è altro che un battito cardiaco fuori posto.