Abbi cura di me

Simone Cristicchi arriva al 69esimo festival della musica italiana in sordina, non pubblicando nessun album dal lontano 2013.

Per la qualità è necessario del tempo, si sa, e allora ecco che, dopo esattamente dodici anni dalla sua vittoria a Sanremo con Ti regalerò una rosa, Cristicchi si ripresenta all’Ariston con Abbi cura di me, una vera e propria poesia in versi accompagnata da quattro accordi, per citare il cantautore romano.

A pochi giorni dall’uscita, dirà in un’intervista al giornale la Repubblica:

«Ho raccontato le fragilità dell’essere umano. E la bellezza del mostrare la propria debolezza perché quando togliamo la corazza siamo reali, siamo veri, e quindi, siamo più belli. Abbi cura di me è una dichiarazione di aiuto. Ognuno la può dedicare a chi vuole. […] Viviamo in un momento di sgretolamento generale dei valori, tornare a parlare dell’amore universale, di un amore puro che non chiede niente in cambio, occuparsi anche solo di una persona nella vita, può salvare, il mondo.»

Cristicchi ci invita a chiudere gli occhi per ascoltare la sua voce, troppo spesso lasciata in silenzio negli ultimi anni.

Molte volte ci perdiamo tra gli affanni della vita, guardiamo altrove in cerca di chissà cosa, dimenticandoci di ciò che ci rende veramente felici,  che, in fondo, non siamo altro che fiori cresciuti tra le pieghe dell’asfalto.

“E non esiste altro giorno che sia uguale a ieri.” Lo ripetono da sempre, ne parlava Orazio, perso tra Roma e la Sabina, mentre cercava la serenità aiutandosi col Carpe diem.

Ce lo suggeriva Catullo con versi di estrema eleganza e passionalità: Vivamus, mea Lesbia, atque amemus, invitandoci così a vivere e ad amare, nonostante tutto.

Nonostante tutti.

Nonostante gli sguardi, l’invidia, la malvagità della gente.

Eppure noi, come per qualche strano sortilegio, ce ne dimentichiamo e ci perdiamo, sedimentati sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l’emozione e la paura.

In Abbi cura di me è tangibile il senso della parola “equilibrio” non solo perché essa stessa è presente in un verso, ma perché Cristicchi ci guida verso quest’ultimo.

È la dolcezza del “dimmi dove vorresti andare” che potrebbe tranquillamente sostituirsi con un “decidi dove, e forse anche quando, a me basta che ci sia tu”.

E poi continua, chiedendo di essere aiutato, di avere cura di lui.

È l’apoteosi del dare e avere.

Eccolo l’equilibrio.

Quell’equilibrio cercato e ricercato da secoli dai più grandi filosofi e poeti, tra cui lo stesso Orazio.

Per un attimo immagino Cristicchi con accento toscano, in giacca e cravatta su RAI 1 mentre spiega i dieci comandamenti, e sorrido.

Lo rivedo nelle parole di Benigni, perché entrambi ci esortano a proteggere la felicità, a custodirla perché lei, proprio come una bambina, fa i capricci, ma non va mai via.

E ricordiamoci che tutto ha senso.

Il dolore ha senso.

Una lacrima che ci scalfisce il volto ha senso.

Una promessa mancata ha senso.

Un treno perso per darsi un bacio in più ha senso.

Perché ogni esperienza ci ha portati qui, a oggi.

Ed ogni tunnel, prima o poi, diventerà solo un lungo ponte che ci saremo lasciati alle spalle.

Adesso aprite lentamente gli occhi ché, senza nemmeno accorgercene, siamo cresciuti senza essere cambiati.

Salvatore Toscano IVCs